The Circle di Dante Roberto, un viaggio senza frontiere tra classicismo puro ed influenze prog-fusion-rock

Dante Roberto, tarantino e docente di pianoforte, è davvero un musicista dai mille volti. La sua passione per il rock e gli studi classici che contraddistinguono la sua formazione lo hanno portato a realizzare, quale suo primo lavoro, un disco dove le atmosfere classicheggianti e sinfoniche si intrecciano sapientemente con il rock progressivo tanto da indurre molti critici a definirlo come un musicista che è vissuto ad Emerson, Lake & Palmer. Il disco può essere considerato un concept a tutto tondo, pesca pienamente nelle sonorità di stampo progressive per diventare poi una vera e propria suite, un viaggio tra il suo presente ed un passato che non c’è più. Infatti, proprio in The Circle, Dante Roberto ha voluto collegare i brani uno all’altro come una sorta di viaggio iniziatico nel quale la musica è pura esplosione di sensazioni, e le sensazioni non hanno steccati anzi si concatenano. Ed a conferma di ciò è sufficiente pensare anche alla scelta dei musicisti, in particolar modo ai chitarristi e a quello strumento a corde per il quale Dante Roberto ha sempre avuto un occhio particolare. E’ vero che questo è un album interamente strumentale, ma è anche vero che qui la musica creata si aggancia a quel rock progressivo dove sinfonia e fusion, ma anche neoclassicismo si innestano alla perfezione.

L’album si compone di nove tracce dove viene raccontato come è fatta la musica e come la si può sviluppare quando a crearla sono personaggi come Dante Roberto. L’ipnotismo strumentale concepito in The Circle è unico e viene subito dimostrato sin dal primo pezzo Dante’s suite – Preludio che con la sua apertura a scala innesta sia progressive che metal rock con richiami al sinfonismo alla E.L.&.P. anche se poi, il personalismo musicale di Dante Roberto fa emergere il classicismo in tutta la sua completezza grazie anche ai musicisti di cui il tarantino si circonda quali, Salvatore Amati al basso e Alessandro Napolitano alle sezioni ritmiche, un Napolitano che tra l’altro conosciamo bene per aver collaborato con artisti del calibro di Andrea Braido (ex chitarra di Vasco) o Raffaele Casarano grande sassofonista e portavoce in tutto il mondo del jazz salentino.

Poi, di volta in volta, il percorso viene arricchito dalle chitarre di Luca Nappo che predilige tanto il rock blues, Salvatore Russo ed Alex Milella di estrazione jazz chiamati da Dante Roberto a giocare un ruolo davvero fondamentale nella riuscita di questo concept. Con Processionale si capisce subito quanto classicismo e rock siano dipendenti l’uno dall’altro e se Preludio è reso enfatico dal suono del pianoforte, questo secondo brano innesta i suoni delle chitarre classiche con una semplicità tale che solo grandi compositori e validi musicisti riescono a fare. Di certo, l’approccio non è casuale in tutto il disco anzi, è studiato e messo su spartito per una musica che guarda al rock si ma si fa contaminare dalla classica.

Speedy è rock allo stato puro ed il pezzo mette in luce tutta la sostanza e la tecnica di questi straordinari musicisti con una chitarra elettrica ed un tastierismo unici per come sanno dialogare senza dimenticare il tambureggiare a velocità sostenuta che rende questo pezzo, probabilmente per gusti strettamente personali, uno dei più belli di tutto l’album. L’apertura di All Change rispolvera fasti alla Emerson, ma lo swing ed il bel jazz che ne segue è di stampo fusion con l’organo, il pianoforte ed il sintetizzatore che mentre giocano su armonie ariose, pongono poi la chitarra al centro di un’orchestrazione gestita a piene mani da un pianoforte che ci fa capire la vera scuola di Dante Roberto. E quando poi giunge Tra fuoco e fiamme dobbiamo metterci comodi perché i dieci minuti di questo pezzo sono così trascinanti che si rischia di essere travolti da una miscela di suoni unica come unico è tutto il prog di cui il pezzo è infarcito. Variazioni di tema, rock melodico, momenti alla Dream Theater sono il succo di questo pezzo che mette in risalto tutta la bravura della band, per la sua capacità di sapersi incrociare ed incontrare nei suoni, unici, sfavillanti, epici che giocano con la fusion, il classico grazie anche ad un rincorrersi sulle tastiere e sui manici di chitarra e basso oltre che su un ritmo sostenuto. Open You Heart a nostro avviso è la composizione più bella ed armoniosa dell’intero album; il brano oscilla tra suoni celestiali, un pianoforte delicato ma autorevole che dà il tempo a tutti gli strumenti tra i quali spicca una chitarra elettrica che sembra suonata a mò di arpa talmente è delicata.

Di certo dopo tanto bel classic-progressive questo è il momento di riposo e forse anche di maggiore riflessione perché anche qui siamo di fronte ad un brano scritto con passione viscerale. Quando poi arriva il turno di Lisea scivolare in atmosfere a noi care è quanto mai semplice, infatti è proprio qui che Dante Roberto dimostra le sue capacità nel fondere i diversi stili musicali che animano la sua musica. Qui sembra di trovarsi tra atmosfere alla Yes, alla Genesis, alla E.L.&.P. al vero succo di questo artista e di questa band: l’unione degli stili dei grandi per un proprio unico stile musicale, caratteristico e caratterizzato da tanta personalità e tecnica, oggi non appartenente a tutti. Anche se incentrato sulla chitarra, Lisea è composizione davvero originale, come unici sono tutti i pezzi di quest’album, che chiude il suo percorso con un breve acustico chitarristico, perfettamente azzeccato. Poi tocca ai cinque minuti e mezzo del pezzo più funky e jazzato del disco, un sound intelligentemente costruito che fa capire quanto Dante Roberto ed i suoi musicisti continueranno ad esplorare in futuro. Funky disco è infatti un rincorrersi di strumenti e non solo sul pentagramma, anche in sala d’incisione, e qui affascina il fraseggiare del basso e di tastiere che con il sostegno della batteria e l’intromissione in alternanza di pianoforte e chitarra, conducono ….. ad un bel prog-jazz-rock finale che si adagia poi sul pianoforte di Dante Roberto che sussulta quando chitarra e synth ritornano in auge. A chiusura di The Circle arriva Toccata che mentre in apertura si presenta con un clavicembalo classicheggiante, in seguito si trasforma in un insieme strumentale quando si entra in territorio fusion dove tutti qui fanno la loro parte giocando, a dimostrazione che la musica per Dante Roberto e per i musicisti che lo hanno accompagnato in The Circle sono davvero unici. Cosa suggerire a chi legge? Se avete bisogno di un’esplosione di pura energia …… questo è il disco giusto perché qui la musica non è solo tale ….. perchè tutto qui viaggia e fa viaggiare.